Nel numero precedente di
"Libertà di Essere" abbiamo iniziato la pubblicazione
delle linee guida della attività diabetologica e il percorso
assistenziale per il paziente diabetico relative alla delibera
della Giunta Regionale Toscana n 662 del 20/06/2000.
In questo numero viene completata la pubblicazione. L'argomento
è veramente importante perché le novità che
sono state introdotte modificheranno profondamente i rapporti
tra pazienti con diabete e struttura sanitaria. Per saperne di
più abbiamo intervistato il Sig. Roberto Cocci, Presidente
della Federazione Regionale Associazioni Toscane Diabetici, che
ha partecipato ai lavori che hanno preceduto la delibera stessa.
Sig. Cocci, le nuove linee guida hanno creato interesse e
qualche perplessità tra i nostri soci. Vuole illustrare
le motivazioni e le finalità delle "linee guida"?
Risposta:
Le motivazioni principali
"OBBIETTIVI" sono:
1. Elaborazione di percorsi assistenziali uniformi sul territorio;
2. Miglioramento dei servizi di diabetologia, che devono essere
giudicati in base alla qualità dei servizi prestati e
non ai numeri dei pazienti (magari visti solo per un controlli
glicemici)
3. Riduzione dei tempi di attesa per prestazioni specialistiche
4. Definizione dei ruoli dei vari attori del percorso assistenziale,
previsti dal Piano Sanitario Regionale.
In particolare i nostri soci vorrebbero sapere quali vantaggi
porterà, per loro, l'applicazione delle linee guida.
Risposta:
Ipotizzando che
gli obbiettivi che hanno indotto ad elaborare il "percorso
assistenziale per il paziente con diabete" siano raggiunti,
credo siano evidenti, quelli sopra riportati, ed in modo particolare,
la "qualità dei servizi", la riduzione dei
tempi di attesa per esami specialistici, la diffusione ai vari
livelli dell'educazione al paziente
La grande novità delle linee guida è l'aver
riportato la gestione della malattia diabetica nell'ambito del
medico di medicina generale. Crede che questo sia sempre e comunque
un vantaggio per i paziente con diabete? Quali sono state le
motivazioni di questa scelta?
Risposta:
sempre e comunque
non dipendono solo dalle leggi, ma anche e soprattutto dalle
persone e dalle singole e personali interpretazioni.
Personalmente sono convinto che sia la cosa più giusta
anche in considerazione che il diabete è una malattia
multidisciplinare e che il paziente con diabete non ha solo
il diabete ma può avere anche l'influenza, la bronchite,
la polmonite, il morbillo ect.
Il primo diretto responsabile della salute del paziente é
certamente il suo medico "di famiglia".
Il Medico di Medicina Generale conosce sicuramente meglio del
diabetologo l'ambiente familiare, scolastico, lavorativo "il
vissuto" del proprio paziente e non è da oggi che
sappiamo quanto questi fattori influiscono sulla patologia.
La motivazione principale è sicuramente dettata dal Piano
sanitario nazionale al quale tutte le regioni devono essere
allineate. Del resto non vedo quale altra assistenza possa ritenersi
più efficiente di un'integrazione (del resto ben definita
nella 662), se effettivamente applicata, tra i MM.MM.GG ed i
Servizi di Diabetologia
Nella realtà c'è grande diversità di comportamento
tra i vari medici di base, come i nostri soci verificano continuamente.
Quali iniziative verranno prese ai vari livelli per garantire
che le linee guida siano conosciute e applicate in modo corretto?
Nelle linee guida viene ipotizzato uno stretto contatto tra
centro diabetologici e medico di base. Se nella realtà
il coordinamento non risulta quello previsto dalla delibera
regionale, quali sono le azioni che possono essere intraprese?
Risposta:
Sicuramente prima
dell'emanazione della delibera regionale 662 del 20 luglio 2000
i comportamenti erano molto diversi, man mano che la delibera
viene applicata in modo corretto sicuramente i comportamenti
saranno quantomeno simili e, quando sarà uniformemente
applicata, i comportamenti "scorretti" dovrebbero
essere delle rare eccezioni.
La Regione Toscana ha già richiesto con Prot. 105/14730/060109
che rimetto in allegato, lo stato di applicazione alle singole
Aziende Sanitarie Locali, le quali dovrebbero aver acquisito
le risposte dai vari "attori" coinvolti, fra questi
le Associazioni di volontariato locali.
Le Associazioni che non sono interpellate dall'Azienda cui afferiscono,
possono chiederne spiegazioni inviando una lettera indirizzata
sia al D.G. sia a tutte le altre componenti indicate sul protocollo
sia alla Federazione che alla Dirigente Dr.ssa Laura Tramonti.
La Federazione si attiverà nell'ambito del C.F. al fine
di denunciare comportamenti scorretti e/o inadeguati.
Nota: Come ho più volte ripetuto le segnalazioni e/o
denuncie devono pervenire debitamente scritte con il massimo
delle indicazioni del caso e firmate, perché la F.T.D.
non può assolutamente intraprendere nessuna azione su
sole segnalazioni verbali.
Nelle linee guida vengono descritti in
modo molto dettagliato gli esami periodici del paziente con
diabete. Nella realtà i nostri soci come si devono comportare
qualora notino delle incongruenze tra la loro esperienza personale
e le direttive regionali?
Risposta:
Cosi come nella
precedente domanda i soci si devono per prima cosa rivolgere
alla propria associazione che su segnalazione scritta, si attiverà
direttamente verso gli organi competenti locali, e se necessario
verso gli organi regionali come specificato nella precedente
risposta.
Di ogni incongruenza rispetto a quanto definito, vuoi nella
deliberazione 20 giugno 2000, n.662 ed integrazioni successive,
vuoi nella L.R. 14/1999 o nella L.N. 115/87, deve esserne data
comunicazione alla Federazione che, esaminato il problema interverrà
nel modo ritenuto più appropriato. Lo stesso dovrebbe
essere fatto per ogni segnalazione di disservizio anche se effettuato
solo a livello locale, perché la Federazione può
sempre dare un appoggio sicuramente significativo e certamente
qualificato, per aiutare a risolvere i vari problemi anche a
livello locale.
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