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Un grazie sincero agli organizzatori di questo corso che invitandoci
quali rappresentanti dei pazienti, hanno di fatto confermato
il riconoscimento dell'importanza delle associazioni dei pazienti
soprattutto per quanto riguarda l'educazione .
Le Associazioni per l'aiuto ai giovani diabetici, sono nate
originariamente per il bisogno di conforto e di aiuto da una
famiglia amica, la volontà di creare per i piccoli un
futuro non incerto, la necessità di affiancare all'attività
del medico Diabetologo un'azione che investisse la sfera più
intima delle famiglie per creare sicurezza e serenità,
fattori indispensabili per un buon controllo del diabete.
Le Associazioni dei diabetici hanno tra i loro compiti fondamentali:
1 L'educazione dei giovani diabetici e della famiglia alla convivenza
con il diabete ed alla sua accettazione attiva. Un'accettazione
non sempre scontata, ma che viene facilitata dalla presenza
dell'associazione ed ancor più dalla partecipazione attiva
ad essa.
2 La rappresentanza dei pazienti nei confronti delle istituzioni,
affinché le leggi esistenti vengano se necessario migliorate
o quantomeno applicate uniformemente in tutto il territorio
regionale e/o nazionale.
La Federazione per aver un miglior impatto con le istituzioni
e per poter svolgere meglio e più diffusamente le proprie
attività, ha istituito un Comitato scientifico che collabora
con il Consiglio Federale, per la programmazione di Corsi educativi
da svolgere nell'ambito delle singole associazioni, e per l'organizzazione
di incontri e convegni.
Tra i corsi elaborati dalla federazione in collaborazione con
il Comitato scientifico e già attivati da alcune associazioni
affilate ricordiamo: "Il diabetico Guida" "Il
diabete e la scuola", "Gruppi d'incontro", per
giovani, adulti e genitori di bambini diabetici.
Attualmente sono stati attivati i primi gruppi per giovani diabetici,
ma a breve é in programma anche l'attivazione dei gruppi
di genitori di bambini diabetici.
La presenza istituzionale delle associazioni può contribuire
alla comprensione più attenta dei problemi che si pongono
per i diabetici nel dialogo con gli enti, e con la società
in genere, scuola, lavoro, attività sportive, sono tutti
problemi per i quali le associazioni possono rendersi particolarmente
utili ponendosi come informatori, consiglieri e educatori.
Cosa si propongono le associazioni:
· Assistenza globale al diabetico, diffusione delle informazioni
ai familiari, agli enti pubblici e privati, promozione di una
più ampia informazione e di provvedimenti a carattere
sociale per un corretto inserimento del bambino e giovane diabetico
nel sociale.
· Coinvolgimento attraverso una maggior conoscenza e
diffusione del problema, degli interessati a livello sia sanitario
che politico-amministrativo.
· Promozione di convegni, incontri, tavole rotonde, gruppi
di auto-aiuto, scambi di esperienze, un diabetico a fianco di
molti altri che condividono la stessa patologia é sicuramente
più aggiornato e meno isolato.
· Collaborazione attiva con i Servizi di diabetologia
sia a livello adulto che pediatrico e con i Medici di famiglia.
Gli argomenti che si affrontano nell'ambito delle associazioni,
riguardano soprattutto le necessità, terapeutiche, dietetiche,
logistiche, sociali e comportamentali che un diabetico e nello
specifico la famiglia di un bambino diabetico si trova a dover
affrontare quasi quotidianamente.
Ciascuno di noi é irripetibile, il diabete non é
solo un fatto fisiologico ed automatico, ma anche e soprattutto
un fatto che riguarda lo spirito e la psiche.
Perché una comunicazione sia efficace, occorre che le
parole ed i concetti siano comprensibili, cioè chi parla
e chi ascolta devono essere in perfetta sintonia, più
si parla la stessa lingua e maggiore sarà la comprensione,
per questo le associazioni dei pazienti hanno una funzione insostituibile,
perché vivendo la stessa "patologia" sono più
predisposte a ricevere ed a trasmettere sensazioni ed esperienze
vissute in prima persona.
L'istruzione del diabetico é una reale necessità
quotidiana di tutti coloro che si occupano con serietà
e consapevolezza di questa patologia ed ha la stessa importanza
della dieta, dei farmaci e dell'esercizio fisico, punto critico
dell'educazione é: farsi trovare nel momento in cui c'è
bisogno.
Le associazioni sono sempre disponibili, anche se fortunatamente
molti diabetici lavorano, trovano ugualmente il tempo da dedicare
per aiutare gli altri, le sere dopo cena, i sabati, le domeniche
la disponibilità totale, molte associazioni comunicano
i numeri di telefono dei soci, in genere dei componenti il C.D.
"Diabetici Guida" per antonomasia a tutti gli effetti,
perché oltre a sapere le cose, a viverle sono sempre
disponibili a trasmettere le proprie conoscenze basate sull'esperienza
personale, quando richieste.
L'impegno maggiore da affrontare resta il motivare o rimotivare
il diabetico all'autocontrollo e all'autogestione, aiutarlo
a entrare in un processo di adattamento progressivo alla sua
condizione fino a raggiungere l'accettazione attiva.
Scopo fondamentale portare il diabetico alla riconquista di
autostima, di autonomia e di serenità, con un vissuto
di relazioni significative.
Nella relazione di aiuto chi ha bisogno deve acquisire nuove
competenze, le qualità umane e le capacità tecniche
devono essere in armonia cosi che quelle tecniche aiutino a
vivere ed a gestire le prime, per questo é importante
che associazioni e servizi operino sempre in stretta collaborazione.
Un'altra problematica da affrontare, é quella sorta di
rigetto della malattia e della cura che affligge il giovane
giunto alla maggiore età, spesso complicata dal passaggio
del centro pediatrico al centro dell'adulto, ed anche in questo
le associazioni possono operare affinché il centro diabetologico
pediatrico collabori attivamente con una sezione del centro
diabetologico dell'adulto appositamente creata, al fine di facilitare
questo passaggio, e questo corso credo lo abbia attuato praticamente.
Al problema bambino spesso si aggiunge forse anche in modo a
volte drammatico il problema genitore, quanti genitori di bambini
diabetici non conoscono altri genitori nelle stesse condizioni
con i quali scambiare le proprie esperienze confrontandosi sugli
stessi problemi, e quanto meglio vivono dopo essersi incontrati
magari nei locali familiari di un'associazione dove oltre ai
"diabetici guida" possono trovare medici, psicologi
specialisti che possono definitivamente abbattere quei grossi
e veramente terrificanti fantasmi che compaiono nella vita di
tutti i giorni quando siamo isolati.
Altro compito fondamentale delle associazioni é quello
di vigilare ed intervenire affinché sia i centri di cura
che i presidi, fin qui ottenuti, non vengano mai meno, ma anzi
abbiano quel naturale incremento e miglioramento che si addice
ad una società civile.
Di particolare importanza, la formazione dei "Diabetici
Guida" che in toscana sono stati recentemente attivati
con il primo corso tenuto nel 1996 con il contributo che la
Regione Toscana ha specificatamente concesso alla nostra federazione,
e continuato nel 1997 con altri 3 corsi tenuti a livello locale.
Il "diabetico guida" è un diabetico che sa,
che sa fare ma soprattutto che sa essere, e che mette le sue
capacità a disposizione di altri diabetici prestando
la propria opera all'interno delle associazioni dove acquisisce
notevole esperienza, collaborando gratuitamente a solo titolo
di puro volontariato con i servizi di diabetologia, con i medici
di famiglia, ma anche con le istituzioni soprattutto a livello
sociale, di fatto é un operatore del volontariato ben
informato ed in grado di trasmettere le proprie conoscenze.
Spesso ci sentiamo dire "ma chi ve lo fa fare", in
realtà si verifica che chi constata di aver realizzato
aiuto, ricava soddisfazione per il proprio saper fare e il saper
essere e pertanto ritrova energia e si rimotiva continuamente.
Il processo dinamico che porta all'accettazione della malattia
parte dall'educazione del diabetico, dal "Sapere"
(capire meglio se stessi con il proprio diabete) al "Saper
fare" (tecniche di autocontrollo) al "Rimotivarsi"
fino al "Saper essere". Ed in tutto questo processo
accanto al "Paziente" devono esserci: il Team Diabetologico,
Medico, Dietista, Operatore sanitario, Psicologo, che devono
integrarsi collaborando attivamente sia con il Medico di famiglia,
che con altri specialisti, con le associazioni, con i familiari,
gli insegnanti, i farmacisti, e le istituzioni nel loro complesso.
Il giorno in cui questo processo di integrazione si realizzerà
concretamente, sarà veramente sconfitto il diabete.
il Presidente della F.T.D.
Roberto Cocci
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