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Relazione convegno organizzato dall'AMD-SID Regione Toscana
Lucca 18 aprile 1998 - "La dieta del diabete" Il ruolo delle Associazioni.

Un grazie sincero agli organizzatori, per l'invito rivoltomi in qualità di presidente della Federazione regionale associazioni Toscane Diabetici, per la sensibilità dimostrata verso le associazioni dei pazienti.
Le Associazioni non sono un'alternativa allo Stato ed al privato, esse sono spesso la coscienza del paese, un laboratorio di innovazione, una voce di protesta, uno stimolo al cambiamento, al miglioramento dei servizi esistenti.
Le Associazioni dei diabetici hanno tra i loro compiti fondamentali:
1 L'educazione dei pazienti all'autocontrollo e, in collaborazione con i servizi autonomi di diabetologia all'autogestione giornaliera.
2 La rappresentanza dei pazienti nei confronti delle istituzioni, affinché le leggi esistenti vengano se necessario migliorate o quantomeno applicate uniformemente in tutto il territorio regionale e/o nazionale.
La Federazione per aver un miglior impatto con le istituzioni e per poter svolgere meglio e più diffusamente le proprie attività, ha istituito un Comitato scientifico che collabora con il Consiglio Federale, per la programmazione di Corsi educativi da svolgere nell'ambito delle singole associazioni, e per l'organizzazione di incontri e convegni, come quello in programma per il 31 maggio 1998 a Villa Rospigliosi-Lamporecchio, "Terapia e autocontrollo alle soglie del 2000" al quale siete tutti invitati.
La presenza istituzionale delle associazioni può contribuire alla comprensione più attenta dei problemi che si pongono per i diabetici nel dialogo con gli enti, e con la società in genere, scuola, lavoro, attività sportive, patente ect, sono tutti problemi per i quali le associazioni possono rendersi particolarmente utili ponendosi come informatori, consiglieri e educatori.
Cosa si propongono le associazioni:
· Assistenza globale al diabetico, diffusione delle informazioni ai familiari, agli enti pubblici e privati, promozione di una più ampia informazione e di provvedimenti a carattere sociale per un corretto inserimento del diabetico nel tessuto produttivo della nazione.
· Coinvolgimento attraverso una maggior conoscenza e diffusione del problema, degli interessati a livello sia sanitario che politico-amministrativo.
· Promozione di convegni, incontri, tavole rotonde, gruppi di auto-aiuto, scambi di esperienze, un diabetico a fianco di molti altri che condividono la stessa patologia é sicuramente più aggiornato e meno isolato.
· Collaborazione attiva con i Servizi di diabetologia e con i Medici di famiglia.
Gli argomenti che si affrontano nell'ambito delle associazioni, riguardano le necessità, terapeutiche, dietetiche, logistiche, sociali e comportamentali che un diabetico si trova ad affrontare quotidianamente.


Premesso che "normalità" é un termine individuale, che le risposte organiche del nostro corpo sono di difficile comprensione, che esistono forse troppe norme di comportamento tra le quali é difficile districarsi, ciascuno di noi é irripetibile, la "malattia" non é solo un fatto fisiologico ed automatico, ma anche e soprattutto un fatto che riguarda lo spirito e la psiche.
Perché una comunicazione sia efficace, occorre che le parole ed i concetti siano comprensibili, cioè chi parla e chi ascolta devono essere in perfetta sintonia, più si parla la stessa lingua e maggiore sarà la comprensione.
Per questo le associazioni dei pazienti hanno una funzione insostituibile, perché vivendo la stessa "patologia" o "malattia" che dir si voglia siamo più predisposti a ricevere ed a trasmettere sensazioni ed esperienze vissute in prima persona.
L'istruzione del diabetico é divenuta una reale necessità quotidiana di tutti coloro che si occupano con serietà e consapevolezza di questa patologia ed ha la stessa importanza della dieta, dei farmaci e dell'esercizio fisico.
Il punto critico dell'educazione é: farsi trovare nel momento in cui c'è bisogno.
Le associazioni sono sempre disponibili, anche se fortunatamente molti diabetici lavorano, trovano ugualmente il tempo da dedicare per aiutare gli altri, le sere dopo cena, i sabati, le domeniche la disponibilità totale, molte associazioni comunicano i numeri di telefono dei soci, in genere dei componenti il C.D. "Diabetici Guida" per antonomasia a tutti gli effetti, perché oltre a sapere le cose, a viverle sono sempre disponibili a trasmettere le proprie conoscenze basate sull'esperienza personale, quando richieste.
L'impegno maggiore da affrontare resta il motivare o rimotivare il diabetico all'autocontrollo e all'autogestione, aiutarlo a entrare in un processo di adattamento progressivo alla sua condizione fino a raggiungere l'accettazione attiva, cioè di superamento del rifiuto del diabete e di collaborazione con il team di cura che dovrebbe sempre avvalersi della collaborazione delle associazioni locali, meglio se all'interno di esse vi sia almeno un "diabetico guida", figura ancora nuova per la regione toscana ma che in altre regioni ha già da anni ottenuto riconoscimento ufficiale, in toscana il riconoscimento attuale é solo ufficioso in quanto i primi diabetici guida sono stati nominati a seguito dell'attivazione di un programma realizzato su indicazione di una delibera della regione toscana che ha concesso un contributo finalizzato.
Scopo fondamentale portare il diabetico alla riconquista di autostima, di autonomia e di serenità, con un vissuto di relazioni significative.
Diventa necessaria una metodologia che orienti verso un'educazione della possibilità del diabetico di prendere in carico se stesso per risolvere giornalmente i propri problemi, che lo aiuti a trovare un suo modo di cambiare.


Il "diabetico guida" è un diabetico che sa, che sa fare ma soprattutto che sa essere, e che mette le sue capacità a disposizione di altri diabetici prestando la propria opera all'interno delle associazioni dove acquisisce notevole esperienza, collaborando gratuitamente a solo titolo di volontariato con i servizi di diabetologia, con i medici di famiglia, ma anche con le istituzioni soprattutto nel sociale.
Di fatto é un operatore del volontariato (ONLUS per eccellenza) ben informato ed in grado di trasmettere le proprie conoscenze.
Nella relazione di aiuto chi ha bisogno deve acquisire nuove competenze, abilità, valori, nuove qualità/attitudini che devono essere possedute ed esercitate anzitutto dall'operatore.
Pertanto le qualità umane e le capacità tecniche devono essere in armonia cosi che quelle tecniche aiutino a vivere ed a gestire le prime, per questo é importante che associazioni e servizi operino sempre in stretta collaborazione.
Spesso ci sentiamo dire "ma chi ve lo fa fare", in realtà si verifica che chi constata di aver realizzato aiuto, ricava soddisfazione per il proprio saper fare e il saper essere e pertanto ritrova energia e si rimotiva continuamente.
· Quanti diabetici ancora oggi tengono l'insulina che adoperano giornalmente nel frigorifero,? me lo ha detto il mio medico, me lo ha detto il farmacista, le risposte.
· Quanti ancora oggi non sanno cosa sia il Glucagen
· Quanti non sanno che nella propria città c'è un servizio autonomo di diabetologia
· Quanti genitori di bambini diabetici non conoscono altri genitori nelle stesse condizioni con i quali scambiare le proprie esperienze confrontandosi sugli stessi problemi, e quanto meglio vivono dopo essersi incontrati magari nei locali familiari di un'associazione dove oltre ai "diabetici guida" possono trovare medici, psicologi specialisti che possono definitivamente abbattere quei grossi e veramente terrificanti fantasmi che compaiono nella vita di tutti i giorni quando siamo isolati.
· Quanti non conoscono l'esistenza di associazioni di volontariato e magari lo vengono a sapere da un amico, un compagno di lavoro, o dal sostituto del proprio medico, o casualmente leggendo i vari articoli sulla stampa.
· Quanti non sanno che un po' di panettone, una fetta di colomba pasquale o di altro dolce può essere concesso a condizione che rimanga un'eccezione e non diventi una regola giornaliera.
La correlazione alimentazione-salute é un fatto statisticamente certo, una alimentazione corretta é sicuramente il punto di partenza per instaurare una corretta terapia e per un regolare buon autocontrollo.
Tra l'altro il menù del diabetico non dovrebbe creare alcun intralcio o rivoluzione nelle abitudini in cucina, in quanto dovrebbe essere lo stesso di tutta la famiglia con l'accortezza di rispettare le quantità (cosa che dovrebbero fare tutti, diabetici e non), fortunatamente non siamo più negli anni 70 in cui il diabetico era costretto a diete ristrettissime, poco pane e pasta e per frutta gli venivano consentite solo le mele verdi.
Il processo dinamico che porta all'accettazione della malattia parte dall'educazione del diabetico, dal "Sapere" (capire meglio se stessi con il proprio diabete) al "Saper fare" (tecniche di autocontrollo) al "Rimotivarsi" fino al "Saper essere". Ed in tutto questo processo accanto al "Paziente" devono esserci: il Team Diabetologico, Medico, Dietista, Operatore sanitario, Psicologo, Podologo, che devono integrarsi collaborando attivamente sia con il Medico di base, che con altri specialisti, con le associazioni, con i familiari, gli insegnanti, i farmacisti, e le istituzioni nel loro complesso.
Il giorno in cui questo processo di integrazione si realizzerà concretamente, sarà veramente sconfitto il diabete.


Il Presidente della F.T.D.
Roberto Cocci


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Bibliografia:

1000 Domande e risposte sul diabete - Ugo Butturini e Rodolfo Colarizi - 1983

da il Diabete e l'Infermiere:
Metodologia dell'educazione sanitaria con il diabetico - Herta Corradin - 1993

Il cammino della libertà - Giuseppe Erle e Herta Corradin - 1996

Disease Management - il modello diabete - Valerio Miselli - 1997


 

 

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